Quando Pasquale Besenghi degli Ughi nacque a Isola d' lstria, e fu il 31 marzo del 1797 Venezia agonizzava. Nella sua ingenua fierezza popolana Isola rifiutava di prestar fede alle voci che predicevano imminente il crollo della vetusta repubblica; e allorche fu giunta anche tra le sue mura la notizia che con il Trattato di Campoformio la Serenissima aveva effettivamente cessato di esistere e che Napoleone aveva venduto lo Stato veneto all' Austria.

    Besenghi frequentava allora a Isola la classe di retorica della scuola diretta dal canonico Antonio Pesaro, benemerito cittadino. Maestri non meno illuminati lo avviarono subito dopo agli studi di filosofia nel seminario vescovile di Capodistria.

    Padova, dove il Besenghi, seguendo un'antica consuetudine istriana, si reca diciannovenne a seguire gli studi legali compie in lui anche l' educazione patriottica e nazionale. Dopo l' infelice esito della spedizione napoletana il Besenghi trovò conforto e domicilio dapprima presso un amiko a San Vito al Tagliamento, e quindi tornò alla sua nativ 'seminascosa" Isola, come egli amava chiamarla, e si immerse negli studi letterari.

    Poco dopo il bisogno di farsi conoscere lo spinse a trasferirsi a Trieste, allora massimo centro amministrativo e culturale della regione, dove ottenne un posto di ascoltante nel tribunale mercantile della città. Non durò molto in quell' uIflcio, perche il suo carattere focoso e indipendente, dopo una sequela di bisticci col suo immediato superiore, rassegnò le dimissioni e tornò a immergersi negli studi, aderendo, per sua stessa ammissione, al movimento romantico, benche egli si dimostrasse, nel gusto letterario e nel maneggio della forma linguistica, del più ortodosso classicismo.

    Ma l' ambiente triestino dell' epoca, così diverso da quello istriano da cui il Besenghi proveniva, doveva portarlo a scagliarsi alle volte anche con eccessiva violenza e libertà di linguaggio contro tutti coloro che avevano offeso il suo puntiglioso orgoglio e la sua esasperata sensibilità. E cosi, improvvisamente, verso la metà del 1828 si venne a sapere che egli era in viaggio verso la Grecia.

    Reduce dalla Grecia, il Besenghi dimora alternativamente a Trieste, Isola e in Friuli. Nel 1831 lo troviamo a Udine, dove pubblicò la sua più nota e bella canzone, dedicata a Domenico Brovedani, eletto parroco di Bagnarola. Sempre in Friuli egli si lasciò coinvolgere in storie amorose un po' cupe e non molto onorevoli di cui troviamo un'eco nell' altra sua nota canzone dedicata ad Elisa Contessa di Colloredo. Questa canzone destò grave scandalo in Friuli soprattutto fra i vecchi letterati dell' Arcadia che la censurarono acerbamente.

    Ritornato a Trieste, incompreso, si trovò male, incontrò inimicizie e quindi fu perseguitato e calunniato. Negli ultimi anni appariva invecchiato, illanguidito e viveva ritiratissimo. Morì a Trieste il 24 settembre del 1849 a cinquantadue anni, vittima di un'epidemia di colera che, scoppiata ai primi di quel mese, fece molte vittime tra la popolazione triestina, e raggiunse il suo acme proprio nei giorni in cui ne cadde colpito il poeta.


    (Gianfranco Siljan - Nerio Parma)